L.

Chi Siamo

Connettiamo punti

 

Labnormal nasce a Roma nel 2012, e come nelle migliori storie di startup stellari, il tutto accadde proprio in un garage… ops, un Coworking!

A premere play e dare inizio all’avventura sono stati due amici, Massimiliano Forcella e Marco Zamponi, che con le loro precedenti esperienze lavorative hanno saputo intercettare un’esigenza del mercato: la necessità di figure in grado di interpretare le richieste dei diversi dipartimenti aziendali e trasformarle in soluzioni digitali di facile adozione.

Figure come CIO, CXO, DevOPS sono ormai presenti nella maggior parte delle aziende che puntano sulla digitalizzazione ma nel 2012, quando Labnormal è nata, erano quasi delle chimere. Nel pieno della rivoluzione start-up, era complicato trovare chi avesse le competenze per tradurre le necessità del business con termini e documenti chiari a tutti i dipartimenti coinvolti dal marketing ai developers.

 

 

Con la sua capacità di “unire i punti” il team di Labnormal ha saputo fare la differenza ed aiutare centinaia di clienti a scoprire il mondo della digital trasformation, quando ancora il termine non era cool.

Connecting Dots è il motivo per cui Labnormal esiste e perché funziona così bene. È facile intuire che il nostro motto si ispira al celebre discorso di Steve Jobs, quando afferma: “So you have to trust that the dots will somehow connect in your future”. Ed è proprio questo il collegamento tra passato, presente e futuro.

Facciamo sì che tutti i punti si connettano. E se qualcosa non vi torna sapremo indicarvi il ‘dot’ mancante.

 

 

L’ anormalità come normalità 

 

Vi ricordate la famosa scena del film Frankenstein Jr. di Mel Brooks? Esatto, proprio il momento in cui il dottor Frankenstein chiede ad Igor la provenienza del cervello che ha appena messo in “un energumeno lungo due metri e venti e largo come un armadio a due ante”, è lì che uno splendido Marty Feldman confessa  che sulla teca di quel cervello c’era scritto “A.B. NORME” (nella versione in lingua originale «ABNORMAL»).

 

l’epica scena – ©Copyright @Mel Brooks

 

Tutti sappiamo che alla fine il mostro viene accettato e che la pellicola ha un lieto fine, tra una risata e l’altra. Quello che è abnorme si trasforma in normale, così “l’abnormal” diventa “lab normal”.

 

la nostra mascotte Frankie al suo primo Halloween – disegnata da Tommaso Ragnisco

Coltivare le unicità

 

Il nostro team è composto da persone con background unici che si distaccano dalla normalità, fanno scintille e danno vita a nuove possibilità che nessun altro avrebbe considerato. Solo così è possibile connettere i punti quando un lavoro sembra insormontabile e “abnorme”! 

Un team di curiosi e di appassionati che sfidano quotidianamente i propri limiti e ricercano costantemente soluzioni per il futuro…con una certa propensione alla cultura anni ‘80.

 

Come in una barzelletta: c’erano un developer, un artista e un project manager che provano a far funzionare qualcosa che non voleva funzionare

 

Le persone sono Labnormal.  Professionisti che sfidano la complessità dei nostri giorni per creare soluzioni che sappiano stupire e semplificare la vita degli utenti.

“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere…”, affermò Bruno Munari. Una citazione che per noi è come un mantra: in un mondo in cui la digital transformation avanza ed è sempre più attuale, semplificare è il lavoro più difficile al mondo. 

 

Ma unire i punti può aiutare a rendere il processo più facile.